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L’isola che non c’è

L’ Isola che non c’è.

 

Salpo con in saccoccia fretta, ansia, desiderio, aspettative e voglia di scappare dalla quotidianità, pronta a inseguire un’ideale di perfezione: meta l’Isola che non c’è. Ritorniamo a montare a cavallo!

Navigo alla spasmodica ricerca di stimoli, della felicità, del nuovo, paura di arenarsi nel quotidiano. Certo allettante e ricco di promesse e adrenalina ma altrettanto dispersivo e deteriorante, io cambio rotta!

Traccio nuove coordinate, si lavora da terra e inizio un gioco di trasformismo: cosa potrebbe succedere se, invece, provassi a pormi dal punto di vista di un cavallo? Se lasciassi emergere il cavallo che c’è in me?

 

Stupore!

 

Inizio a sperimentare cosa significa essere nell’esperienza con tutto il corpo, abbandonare per qualche istante l’ossessiva ricerca della mente di processare gli accadimenti e lasciare spazio alla curiosità nel piacere di riscoperta del quotidiano e di quello che mi sta attorno.

Primo requisito: la lentezza. Poi attenzione al dettaglio, comprensione del contesto, non dare mai nulla di scontato. E si procede passo dopo passo.

Spesso cammino a piedi nudi e ieri in una delle tante passeggiate nel pascolo dell’Enrosadira Horse Park alla ricerca di muschi, foglie, fiori, pigne e licheni per preparare una mia piccola wunderkammer elfica incontro Elska – la dolce cavalla bianca schiva che in questi mesi ho imparato a conoscere senza mai avvicinarmi troppo perché ha dimostrato di non aver piacere di un contatto con me o altri essere umani – , mi guarda dall’alto di una roccia.

Proseguo in direzione del bosco dove so di trovare delle pigne che mi servono attenta a scegliere bene dove mettere i piedi perché c’è fango, si scivola e ci sono dei sassetti fastidiosi che fanno un poco male ai piedi. Intanto una poiana sta volteggiando in cielo. Gli uccellini cinguettano e da lontano giunge il rumore delle macchine sulla strada. Elska incuriosita da qualcosa scende dal masso mi oltrepassa e si mette a brucare poco distante. Ci possiamo percepire ma ogni una sta vivendo il proprio spazio e tempo, eppure siamo insieme.

 

Incredibile che gioia!

 

Finito di raccogliere quello che mi serve prendo la via del ritorno facendo sempre attenzione ai miei passi e guardandomi intorno felice di respirare l’aria fresca. Sto facendo un inspiro a pieni polmoni e sento uno scalpiccio alle mie spalle, mi volto: Elska che mi ha raggiunta. Delicatamente con il muso si appoggia al mio braccio, mi annusa, si gratta. Il contatto è caldo e intenso tanto che mi cadono gli oggetti che avevo raccolto che diventano subito per Elska una cosa da esplorare e mangiare visto che avevo racconto fiori di trifoglio. Sorrido, raccolgo quello che è sopravvissuto all’esplorazione di Elska con lei che mi guarda e mi allontano verso il fienile raccogliendo dal prato nuovi fiori.

Gli attimi di magia e incanto sono brevi ma davvero ricchi, coinvolgenti di tutto l’essere e intensi da lasciarmi estasiata. Un dettaglio forse ai più scontato, così sfuggevole e pregno di significato che coglierlo mi sarebbe stato impossibile se fossi stata ancora alla ricerca dell’Isola che non c’è.

 

 

Ciascun essere vivente è distinto e diverso.

Ma se solleviamo il velo della diversità, noi vediamo l’unità di tutti gli esseri.

(da Shvetashvatara Upanishad)

 

Visal

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