Approccio Zooantropologico

Avvicinarsi al cavallo, senza invadere troppo il suo territorio, senza imposizioni di nessun tipo.
Osservarlo per capirlo, anche da lontano ci può indicare molteplici cose, ciò di cui ha bisogno, il portarci a chiedersi come ma fa così? E trovare una risposta solo dal suo comportamento.
Toccare la terra come lui la percepisce, stare laggiù, comportarsi come lui per farsi accettare.
Svolgere tutte le attività che la nostra immaginazione riesce a sviluppare: caccia al tesoro, nascondino, guardie e ladri, un due tre stella……questi sono giochi  ma anche leggere un libro seduti nel prato dove lui sta pascolando, suonare  per chi ne è capace uno strumento musicale o ascoltare musica con lui, cantare, ginnastica e quanto altro si vuole……
Tutte queste attività ci aiutano a crescere, ad uscire dai schemi convenzionali imposti dalla società in cui viviamo, anche riguardo al mondo dell’equitazione; il cavallo ci fa da specchio facendoci vedere come possiamo vedere il mondo senza pregiudizi e pulito.
Non è necessario salire in sella, per stare bene con lui, anzi la schiena del cavallo è “sacra” e per questo va rispettata. prima di salire in sella serve fare un percorso di crescita personale, sviluppare una relazione cognitiva, noi impariamo da lui e viceversa!
Senza limiti ma in totale libertà di espressione sia da parte dell’uomo sia da parte dell’animale.
Parole da rivedere:
” Relazione” al posto di doma
“Formazione” al posto di addestramento
” Relazione dinamica e situazionale” al posto di leadership
“Cognitività” al posto di condizionamento
Fare “con il cavallo” senza mezzi coercitivi, senza imposizioni,   dove l’uomo e il cavallo sono sullo stesso piano, dove “crescono insieme”.

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